Seleziona una pagina

Percorsi martiniani

Sogno un’Europa dello Spirito

LA PRESIDENZA AL CONSIGLIO
DELLE CONFERENZE EPISCOPALI D’EUROPA (1986-1993)

Il Cardinale Carlo Maria Martini fu un grande protagonista della storia europea e visse in prima linea le convulse trasformazioni del continente a seguito del crollo dell’Unione Sovietica: la riunificazione della Germania nel 1990; la firma della convenzione di Schengen che permetteva la libera circolazione dei cittadini europei; la firma del trattato di Maastricht nel 1992 e la nascita quindi dell’Unione Europea.

Martini, come presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), si impegnò affinchè l’Europa divenisse una casa comune.

«Dobbiamo imparare a vivere in molti su un piccolo continente. Lo spazio è limitato, le risorse sono scarse. Sono perciò necessarie alcune regole di casa. Tali regole dovrebbero comprendere: il principio di uguaglianza di tutti coloro che vivono nella casa, indipendentemente dal fatto che siano forti o deboli; il riconoscimento di valori quali la libertà, la giustizia, la tolleranza, la solidarietà, la partecipazione; un atteggiamento positivo verso le persone di diversa religione, cultura e visione del mondo; porte e finestre aperte, in altri termini: molti contatti personali, scambi di idee, dialogo, anzichè violenza nella risoluzione dei conflitti».

C.M.Martini, Verso una nuova giovinezza dell’Europa, intervento al Convegno sull’Europa organizzato dalla DC europea, Montecatini Terme, 16 marzo 1990.
C.M.Martini, Sogno un’Europa dello Spirito, Casale Monferrato, Piemme, 1999

Come presidente del CCEE Martini cercò di realizzare, a livello europeo, il suo sogno per la Chiesa universale, non senza incontrare ostacoli sulla propria strada.


«Un sogno è che il ritorno festoso dei discepoli di Emmaus a Gerusalemme per incontrare gli apostoli divenga stimolo per ripetere ogni tanto, nel corso del secolo che si apre, una esperienza di confronto universale tra i Vescovi che valga a sciogliere qualcuno di quei nodi disciplinari e dottrinali che […] riappaiono periodicamente come punti caldi sul cammino delle Chiese europee e non solo europee. Penso in generale agli approfondimenti e agli sviluppi dell’ecclesiologia di comunione del Vaticano II. […] Penso ad alcuni temi riguardanti la posizione della donna nella società e nella Chiesa, la partecipazione dei laici ad alcune responsabilità ministeriali, la sessualità, la disciplina del matrimonio, la prassi penitenziale, i rapporti con le Chiese sorelle dell’Ortodossia e più in generale il bisogno di ravvivare la speranza ecumenica, penso al rapporto tra democrazia e valori e tra leggi civili e legge morale».

C.M.Martini, Intervento durante la II Assemblea speciale per l’Europa, 16 ottobre 1999.

1986

L’ELEZIONE COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI EUROPEE

Durante il Concilio Vaticano II era nata l’ipotesi di una struttura “leggera” che rendesse possibile uno scambio di idee e esperienze tra i vescovi europei: il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. L’organismo divenne realtà nel 1971 e tutt’oggi ha la sua sede a San Gallo, in Svizzera.  Mons. Roger Etchegaray ne fu l’ideatore e il primo presidente; seguirono il card. Basil Hume, primate della Chiesa d’Inghilterra, e quindi il card. Carlo Maria Martini che fu eletto a Varsavia nell’ottobre del 1986.

Martini e la segreteria del CCEE a San Gallo. Sfoglia la galleria
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)

Come presidente del CCEE, il Cardinale instaurò legami con importanti vescovi europei; incontrò i rappresentanti delle altre confessioni cristiane d’Europa e costruì momenti di confronto tra gli stessi vescovi cattolici.

Riunione del CCEE a Varsavia (2-4 ottobre 1986) quando fu eletto presidente Martini. Sfoglia la galleria
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)
Mons. Gianni Cesena racconta dell’esperienza di Carlo Maria Martini al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa
Carlo Maria Martini sulla Piazza Rossa (12 giugno 1988)
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)

1988

IN VIAGGIO TRA MOSCA E LENINGRADO

Carlo Maria Martini nel giugno del 1988 partì alla volta della Russia per prendere parte alle celebrazioni del Millesimo anniversario del Battesimo della Rus’ di Kiev. Il viaggio durò una settimana e vide un’autorevole delegazione cattolica partecipare alle sontuose cerimonie pubbliche a Mosca. Tutti si accorsero che qualcosa al di là della cortina di ferro stava cambiando se il governo comunista permetteva festeggiamenti così sfarzosi e se riceveva le autorità religiose con tali onori. Martini in quell’occasione ebbe modo di parlare davanti alle autorità civili di Leningrado e, soprattutto, iniziò a conoscere direttamente la realtà delle Chiese ortodosse.

Leggi alcuni articoli del «Corriere della Sera»

«Nel mese di giugno 1988 ho partecipato, per più di una settimana, alle cerimonie del millennio della santa Russia. Un’esperienza splendida, sia per la straordinaria ospitalità del popolo e della Chiesa russa, sia soprattutto per le vicende storiche epocali che abbiamo vissuto, di un passaggio culturale, forse ancora in germe ma certamente inatteso e ricco di promesse»

Carlo Maria Martini: dal racconto alla Diocesi del viaggio in Russia, 20 gennaio 1990.

 

In viaggio tra Mosca a Leningrado nel 1988. Sfoglia le gallerie
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)

 

Come presidente del CCEE Martini collaborò con la Conferenza delle Chiese europee (KEK, secondo la sigla tedesca) che raccoglie tutte le Chiese cristiane europee ad eccezione di quella cattolica. Il presidente era allora Alexij II, che dal 1990 sarebbe divenuto anche Patriarca della Chiesa ortodossa di Russia. I due stabilirono un rapporto di stima reciproca che rimase costante negli anni.

 

«Fin dal 1988 l’Arcivescovo mio predecessore, Card. Carlo Maria Martini, ritornato dalle celebrazioni del Millenario della Santa Rus’ pose all’Arcidiocesi l’interrogativo su come poter realizzare uno scambio ecumenico paritetico tra Ortodossi russi e Cattolici milanesi, in cui le due nostre Chiese mettessero a disposizione l’una dell’altra i propri doni di ricchezza spirituale e di esperienza pastorale».

Messaggio di saluto di Sua Eminenza il Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, a Sua Santità Aleksij II, Patriarca di Mosca e di Tutta la Russia, Mosca, 2 ottobre 2006.

Fu grazie al dialogo paritetico con la Chiesa ortodossa che Martini riuscì a fugare ogni sospetto di proselitismo e a mantenere così rapporti distesi anche nei momenti di maggiore distanza tra le due Chiese.

Leggi il Messaggio di saluto di Sua Eminenza il Cardinale Dionigi Tettamanzi a Sua Santità Aleksij II, Patriarca di Mosca e di Tutta la Russia, Mosca, 2 ottobre 2006

 L’amicizia tra Carlo Maria Martini e Aleksij II. Sfoglia la galleria
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)

Mons. Gianni Cesena parla del rapporto tra Carlo Maria Martini e Aleksij II

1989

PACE, GIUSTIZIA E SALVAGUARDIA DEL CREATO: L’ASSEMBLEA ECUMENICA DI BASILEA 

L’Assemblea ecumenica di Basilea nel maggio del 1989 fu la prima occasione dopo secoli per un incontro tra tutte le Chiese cristiane d’Europa, organizzata insieme dalla KEK e dal CCEE sul tema

Pace, giustizia e salvaguardia del creato.

Pace nella giustizia, programma di Fabrizio Truini, regia di Carlo De Biase:
Guarda il reportage dell’Assemblea ecumenica di Basilea
Video donato all’Archivio Martini da Carlo De Biase

L’Assemblea durò una settimana e vi si respirò un clima di grande entusiasmo. Tanto per la portata storica dell’evento quanto perché per la prima volta ad un appuntamento ecumenico di tale rilievo parteciparono non solo i vertici delle Chiese e teologi esperti, ma anche laici, associazioni cattoliche e gruppi di giovani.

L’Assemblea affrontò, anche grazie a una partecipazione così allargata, temi nuovi come il ruolo della donna nelle Chiese, la salvaguardia del creato, il controllo demografico.

Pace nella giustizia, programma di Fabrizio Truini, regia di Carlo De Biase:
Aleksij II racconta il processo di cambiamento che stava avvenendo in Unione Sovietica.
Video donato all’Archivio Martini da Carlo De Biase

Pace nella giustizia, programma di Fabrizio Truini, regia di Carlo De Biase:
Mons. Ablondi, vescovo di Livorno, racconta della discussione assembleare
Video donato all’Archivio Martini da Carlo De Biase

Le posizioni all’interno dell’assemblea erano assai diversificate, ma gli organizzatori riuscirono a condurre il dibattito sino all’approvazione quasi unanime di un documento conclusivo che indicava le principali minacce «alla giustizia, alla pace e alla salvaguardia del creato», e riconosceva le responsabilità delle Chiese di fronte a tali mali.

Pace nella giustizia, programma di Fabrizio Truini, regia di Carlo De Biase:
Martini racconta l’andamento della discussione durante l’Assemblea
Video donato all’Archivio Martini da Carlo De Biase

«Noi non siamo nella posizione di poter parlare come se fossimo in completo possesso della verità ultima. Le chiese e i cristiani hanno fallito sotto molti aspetti e non hanno vissuto sempre all’altezza delle esigenze della chiamata di Dio. […] Per troppo tempo siamo stati ciechi riguardo alle implicazioni e alle esigenze del Vangelo relative alla giustizia, alla pace e alla salvaguardia del creato. Insieme con gli altri abbiamo bisogno di un nuovo inizio».

Dal documento conclusivo dell’Assemblea Ecumenica di Basilea.

Alcuni ambienti furono molto critici nei confronti dell’Assemblea di Basilea.

M. Bernasconi, Fantasie made in Basilea, in «Il Sabato», 27 maggio 1989, p. 15.

«Quello che in questi giorni abbiamo sperimentato è che se ciascuno fa la sua parte e non soltanto le Chiese ma tutti gli uomini di buona volontà si fanno carico di ciò che sta accadendo nel mondo di certo le cose non potranno andar peggio, anzi forse troveremo delle vie di soluzione graduale per problemi che ancora rimangono insoluti, questa è la speranza concreta che ci arriva da Basilea».

Carlo Maria Martini, discorso del 6 luglio 1989.

Martini dall’interno della cattedrale di Basilea parla dell’Assemblea ecumenica

LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” DELL’EUROPA

Giovanni Paolo II già nel 1979 di fronte ai vescovi europei riuniti a Roma aveva indicato come missione della Chiesa la necessità di una “nuova evangelizzazione dell’Europa”.

«La Chiesa deve sempre evangelizzare se stessa. L’Europa cattolica e cristiana ha bisogno di tale evangelizzazione. Deve evangelizzare se stessa. Forse in nessun altro luogo come nel nostro continente si delineano con tanta limpidezza le correnti della negazione della religione, le correnti della “morte di Dio”, della secolarizzazione programmata, dell’organizzato ateismo militante».

GIOVANNI PAOLO II, Omelia, Concelebrazione coi vescovi d’Europa, Roma 20 giugno 1979.

Il CCEE insieme a Giovanni Paolo II
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)

Il CCEE aveva assunto quindi con fedeltà il compito indicato dal papa e negli anni ’80 aveva organizzato numerosi incontri sul tema. Nell’ottobre del 1989 il titolo del VII Simposio dei vescovi europei fu Gli atteggiamenti odierni davanti alla nascita e alla morte: una sfida per l’evangelizzazione. Martini per l’occasione pronunciò due discorsi, l’uno di apertura e l’altro di chiusura, che illustrarono il singnificato che il cardinale dava alla “nuova evangelizzazione”:

«La pazienza di curvarsi su quel ferito che è la nostra civiltà occidentale, con tutte le sue miserie, fatiche e pesantezze, per trovare che cosa fare per essa con un grande amore e umiltà: poiché quel ferito siamo un po’ tutti noi».

Archivio Card. C. M.Martini, CCEE 1991, CCEE 5, VII Simposio dei vescovi d’Europa, Prolusione del card. Martini.

Nel discorso conclusivo, intitolato Scendiamo a Cafarnao, Martini prese le mosse dall’immagine di Gesù che lascia Nazareth e giunge a Cafarnao per tracciare con parole chiare e suggestive un percorso ideale per la Chiesa d’Europa di fronte alla “nuova evangelizzazione”

«All’inizio del suo ministero Gesù lasciò Nazareth, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perchè si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia (Mt 4,13s). L’evangelista interpreta dunque quello che esteriormente non  è che un semplice scambio di abitazione, come un fatto ricco di senso. che cos’era Nazareth? Una insignificante borgata della Galilea, il luogo della tranquillità paesana, delle semplici abitudini contadine della piccola gelosia e degli orizzonti ristretti. Al suo confronto Cafarnao appare come città aperta e complessa, luogo del lavoro e del commercio, dello scambio e del traffico. Andare a Cafarnao vuol dire dunque anche per Gesù uscire dall’abituale dal previsto, affrontare il cambio, gli incontri ciò che noi oggi chiamiamo affrontare la modernità, la complessità, il pluralismo».

Archivio Card. C. M.Martini, CCEE 1991, CCEE 5, VII Simposio dei vescovi d’Europa, conclusione Scendiamo a Cafarnao.

L’evangelizzazione dell’Europa significò per il cardinale Martini non l’isolarsi dal mondo, ma conoscere il mondo per annunciare il Vangelo.

«Di qui nasce anche il mio auspicio per il futuro dell’Europa, auspicio che ho espresso nell’ultimo Sinodo europeo, che cioè la Bibbia divenga il libro del futuro dell’Europa e dell’intero pianeta».

Carlo Maria Martini discorso del 12 luglio 2002

LA COLLEGIALITÀ NELLA CHIESA

Martini negli anni della sua presidenza introdusse alcune novità tra le attività del CCEE per coltivare le relazioni tra i vescovi europei, con l’idea di far maturare la dimensione collegiale della Chiesa cattolica. Abituare cioè i vescovi alla discussione assembleare e raggiungere quanto indicato dal Vaticano II nella Lumen Gentium: «l’ordine dei vescovi, il quale succede al collegio degli apostoli nel magistero e nel governo pastorale, […] è anch’esso insieme col suo capo il romano Pontefice, e mai senza questo capo, il soggetto di una suprema e piena potestà su tutta la Chiesa».

L’ideazione e la realizzazione di queste iniziative furono condotte da Martini con l’aiuto di alcuni vescovi a lui molto vicini, fra i quali Ivo Fürer, segretario del CCEE e vescovo di San Gallo; il card. Basil Hume, già presidente del CCEE e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles; il card. Godfried Danneels, presidente della Conferenza episcopale belga; il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca.

L’ultimo volume scritto da Martini e uno dei pochi scritti di suo pugno, Il vescovo, Torino, Rosenberg & Sellier, 2011

Alcuni momenti informali tra i vescovi del CCEE (dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini). Sfoglia la galleria

Mon. Franco Giulio Brambilla racconta del libro di Carlo Maria Martini Il Vescovo

Negli incontri del CCEE molti vescovi europei trovarono un luogo dove incontrarsi in modo informale, spogliati dei ruoli istituzionali che ricoprivano nelle proprie diocesi e durante gli incontri ufficiali dei Sinodi o delle Conferenze episcopali nazionali.

Il CCEE invitò nel febbraio 1990 a San Gallo i responsabili degli Organismi Episcopali degli altri continenti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da parte della Segreteria di Stato Vaticana, concessa però a patto che non vi si prefigurasse alcun tipo di «cooperazione stabile tra i vari consigli continentali». L’incontro dunque si risolse in un’occasione di conoscenza che tuttavia non ebbe seguito.

I delegati delle organizzazioni episcopali continentali, San Gallo 1990

Il CCEE istituì una periodica riunione tra i presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali così da accrescere la propria autorevolezza. Il primo incontro tra i presidenti si tenne nel 1987 in Germania e durò tre giorni, l’anno seguente di nuovo tre giorni a Madrid e, dal 1989, fu tutto trasferito a Roma e concentrato in uno o massimo due giorni.

Il CCEE organizzò un ritiro formativo per i vescovi di nuova nomina, con cadenza annuale, che potesse essere anche un’occasione di conoscenza reciproca. Il primo appuntamento si tenne a Triuggio nel giugno del 1989 e la Congregazione dei Vescovi ne osservò da vicino la preparazione; l’anno successivo ne chiese il trasferimento a Roma e in seguito ne prese in mano l’organizzazione che mantiene ancora oggi.

Sfoglia la galleria delle foto con le spiritose didascalie inviate  da mons. Volta, vescovo di Pavia, al Cardinale
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)

1991

IL SINODO SPECIALE PER L’EUROPA

Giovanni Paolo II il 22 aprile 1990 annunciò l’indizione di un Sinodo speciale per l’Europa per il 1991. Iniziò così un periodo di grande fermento nel CCEE e Martini volle rendere noto come a San Gallo già da molti anni si fosse intrapreso un percorso su quegli stessi temi che il pontefice proponeva per il Sinodo, cioè la “nuova evangelizzazione” per l’Europa. Fu affidata così a Hervé Legrand, frate domenicano, la pubblicazione di tutti i documenti del CCEE.

Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, I vescovi d’Europa e la nuova evangelizzazione,Casale Monferrato, Piemme, 1991

Martini e Spezzibottiani curarono una raccolta degli interventi di Giovanni Paolo II sul tema dell’Europa

Sfoglia galleria: Carlo Maria Martini e Mario Spezzibottiani consegnano a Giovanni Paolo II il libro che raccoglie gli interventi del pontefice sull’Europa  durante il Sinodo speciale del 1991
(dall’Archivio fotografico della Fondazione Martini)

Leggi il Documento preparatorio per il Sinodo stilato dal CCEE

Il clima apparve più teso quando il CCEE, come le Conferenze Episcopali Nazionali, preparò un documento che avrebbe dovuto raggiungere per vie riservate la commissione preparatoria a Roma; tuttavia il suo contenuto, a seguito di una fuga di notizie, fu reso pubblico dalla rivista «Adista».

Martini precisò che non vi era nessuna contrapposizione tra quel documento e quello preparato in Vaticano, ma ormai i titoli dei giornali erano andati in stampa.

«La Stampa», 20 novembre 1991

Anteprima di «Adista» del documento preparato dal CCEE

In quei giorni inoltre in un’intervista rilasciata a Silvia Giacomoni per il mensile «Micromega» Martini rese noto il desiderio di andare a Gerusalemme e molti giornali  lo interpretarono come la conferma di una tensione con la Santa Sede.

Silvia Giacomoni, Se Martini va a Gerusalemme, in «Micromega», 5, 1991

La giornalista Silvia Giacomoni racconta dell’intervista in cui Martini le dichiarò di voler andare a Gerusalemme

Sfoglia alcune pagine di quotidiani: Martini vuole lasciare Milano?

Sfoglia alcune pagine di quotidiani successive alla chiusura del Sinodo Speciale per l’Europa

Il Sinodo si svolse dal 28 novembre al 14 dicembre del 1991. Il Cardinale e gli altri vescovi vicini al CCEE furono coinvolti nel Sinodo, ma durante il dibattito in aula assunsero talvolta posizioni dissonanti rispetto all’andamento dell’assemblea. Martini sperava che i vescovi europei giungessero ad una carta dell’evangelizzazione per l’Europa: un progetto concreto che prendesse le mosse anche, come si leggeva nel documento preparato dal CCEE, da un riconoscimento delle colpe e delle responsabilità delle stesse Chiese europee. Invece al centro dei lavori fu l’ascolto dei racconti delle esperienze dei vescovi dell’Est perché, per alcuni per la prima volta, fu possibile parlare e ascoltare liberamente delle tragiche esperienze vissute dalla Chiesa nell’Unione Sovietica.

1993

LA RIFORMA DEL CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI D’EUROPA

Giovanni Paolo II annuncia la riforma del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa («L’Avvenire, 14 dicembre 1991)

Il Sinodo terminò con l’annuncio da parte della Santa Sede dell’istituzione di un nuovo organismo preposto a condurre la missione della “nuova evangelizzazione” in Europa, e non, come Martini auspicava, di un rafforzamento del CCEE.
Tuttavia, invece di istituire il nuovo organismo, venne riformato il CCEE: il presidente avrebbe potuto essere soltanto il presidente di una Conferenza Episcopale Nazionale e pertanto Martini non fu rieletto.

«Alla successiva assemblea europea, quella del 1997 a Graz, intervenne in apertura a portare l’eco dello spirito di Basilea affinché la riconciliazione, accolta come dono di Dio e cercata come sorgente di vita nuova, potesse vincere la delusione nata dalle difficoltà e divisioni esplose in Europa negli anni novanta»

Mons. Gianfranco Bottoni

Carlo Maria Martini continuò il proprio impegno per il rafforzamento dell’unità europea: prese parte negli anni successivi come ospite ai Simposi del CCEE, fu ricevuto nel 1997 al Parlamento Europeo di Strasburgo e continuò a lavorare affinché l’Europa divenisse Europa dei cittadini, una casa comune consapevole delle proprie radici, aperta e accogliente.

«Ritengo si possa dire che l’Europa si trova di fronte a un bivio importante, forse decisivo, della sua storia. Da un lato, le si apre la strada di una più stretta integrazione: le linee per realizzarla sono molte e in gran parte sono incluse nella sua stessa storia. Dall’altro lato, la strada che può aprirsi è anche quella di un arresto del processo di unificazione o di una sua riduzione solo ad alcuni aspetti non pienamente rispettosi dei valori su cui deve fondarsi una vera Unione».

Carlo Maria Martini, Discorso al Parlamento europeo, Strasburgo, 17 settembre 1997.

Percorso ideato e realizzato da Francesca Perugi
        francesca.perugi@unicatt.it